Newsletter Giugno
Il nostro consiglio per la salute:
Minestra di carote contro la diarrea
Specialmente nei mesi estivi sono frequenti le diarree. In questo caso è utile una minestra di carote:
In 1 litro d’acqua, dove avrete prima aggiunto un po’di sale o di dado „Lebe Gesund“, fate cuocere per 15 minuti ca. 250 gr. di carote tagliate a pezzettini. Dopodiché scolate la minestra e passatela. Aggiungete ancora un cucchiaio di zucchero o di miele. Mangiate la minestra a piccole dosi distribuite nel corso della giornata, eventualmente insieme a qualche fetta biscottata.
„Un cervello egoista è causa di sovrappeso”
Con questo titolo la rivista settimanale tedesca di medicina ha pubblicato nel suo ultimo numero un articolo tecnico del professor Achim Peters della clinica universitaria di Lubecca. Egli è convinto che il sovrappeso abbia origine nel cervello, definendo l’“egoismo del cervello” come la causa di un errato modo di mangiare: il cervello - con una scarsa quota pari al 2% del peso corporeo - utilizza il 40% degli zuccheri totali che l’uomo assume attraverso l’alimentazione. Il cervello può inoltre ripartire il glucosio a suo vantaggio e a spese di altri organi. Questo avviene mediante scarica di cortisolo che riduce l’emissione d’insulina. Senza insulina la maggior parte delle cellule del corpo non sarebbe in grado di assorbire lo zucchero dal sangue. L’unica eccezione è il cervello. Le cellule nervose dispongono di un meccanismo di assimilazione del glucosio indipendente dall’insulina. Riescono sempre a inviare lo zucchero – preziosa fonte di energia – alle cellule del cervello.
Se neanche questa ridistribuzione è sufficiente, il „cervello egoista“ emette gli ormoni della fame, che sollecitano la persona ad assumere cibo. Secondo il professor Peters, si genera sovrappeso non appena questo meccanismo di ridistribuzione è stato danneggiato. In questo caso il cervello cerca nuove fonti (di energia), aumentando l’assunzione di cibo anche quando la concentrazione di glucosio nel sangue è già sufficiente.
Il professore presume che le cause più profonde risalgano a disturbi del funzionamento cerebrale. Molto spesso sono proprio le ferite interiori, le malattie psichiche, ad esempio depressioni, l’abuso di sostanze, quali alcool, fumo, oppure la mancanza di sonno, che impediscono al cervello di valutare correttamente le riserve di energia.
La terapia del sovrappeso dovrebbe essere applicata là dove ha avuto origine il sovrappeso, cioè nel cervello: „Train the Brain“ – una rieducazione del cervello.
Il nostro commento:
Il fatto che il cervello abbia bisogno della maggior parte di energia, non è negativo di per sé, anzi necessario. Ogni attimo il cervello è molto attivo, o almeno dovrebbe esserlo. Elabora in ogni istante innumerevoli impressioni ed eventi. In una situazione di pericolo riesce spesso, in infinitesimi di secondo, a valutare l’accaduto nella sua complessità, a cercare una soluzione e a trasmettere quest’ ultima al resto del corpo sotto forma di comando.
Anche la creatività è un’attività del cervello. Se accogliamo gli avvenimenti della giornata, li elaboriamo e poi da questi traiamo qualcosa di buono, di bello, di utile per il nostro prossimo, per la natura e per la terra, abbiamo utilizzato in modo molto efficace l’energia di cui ha bisogno il cervello. Il tutto agisce perfino come un moto perpetuo. L’azione positiva e valida che l’ambiente riceve tramite noi, produce a sua volta del positivo, che ci tornerà indietro.
Le cose cambiano del tutto se utilizziamo male il nostro cervello. Ad esempio quando rimuginiamo, quando facciamo dei rimproveri, quando ci prefiguriamo più e più volte situazioni non belle, quando pensiamo sempre che il destino ci disprezzi e che di fatto ci meritiamo una vita migliore. Quando pensiamo di non essere amati e di non ricevere abbastanza riconoscimento per il nostro lavoro e così via. In questo caso il risultato non è mai costruttivo. Il nostro cervello non si può mai riposare, al contrario: più noi non ci sentiamo amati e riconosciuti, più siamo alla ricerca di amore e riconoscimento, perdendo addirittura di vista le cose belle che la giornata ha preparato per noi. La ricerca di amore o di riconoscimento sono da paragonarsi alla ricerca di energia.
Proprio questo ci rispecchia il nostro cervello. Cerca continuamente nuove fonti di energia, nonostante ci sia glucosio in quantità adeguata. Di conseguenza il corpo aumenta di peso, visto che anche senza il cibo aggiunto ci sarebbe zucchero a sufficienza. Nel nostro esempio precedente, l’uomo cerca sempre più amore e riconoscimento, nonostante ci siano già molte cose buone, da cui egli potrebbe trarre qualcosa di positivo. Ciò a sua volta, migliorerebbe la sua vita.
Le affermazioni del professor Peters della clinica universitaria di Lubecca, ribadiscono molto chiaramente quello che noi pratichiamo già da quasi 20 anni nel nostro “digiuno terapeutico secondo le leggi della natura”.
Non si tratta di una dieta senza calorie, bensì di una rieducazione dei sensi, nel corso della quale, al buffet del digiuno, ci si chiede: di cosa e di quanto ha bisogno il mio corpo?Perché desidera più di quello che necessita?Durante il digiuno il paziente, se lo desidera, può riconoscere le situazioni di vita e i modelli di pensiero o di comportamento che lo stimolano continuamente a mangiare. Questi possono poi essere elaborati, ad esempio prendendo come metro di misura la regola d’oro del Discorso della Montagna: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” e “Ciò che vorresti che fosse fatto a te fallo tu per primo”.
Durante il digiuno il paziente può elaborare un nuovo modo di pensare e di agire, che potrà poi esercitare nella vita quotidiana. Il professore Peters esprime questo nella frase: “Train the Brain“ – una rieducazione del cervello.
Questa pubblicazione mostra molto bene che in ultima analisi il nostro modo di pensare e agire influenza il nostro corpo. Questo forse non vale solo per il sovrappeso, bensì anche per le nostre malattie. Dipende da noi.
Per concludere ancora la citazione della settimana:
»Oggi non vediamo più nulla della vita straziante e della morte penosa del bestiame da macello. Questo avviene automaticamente. Giusto ancora un animale, che nell’istante successivo è già carne fatta a pezzi: il nostro cibo. Il nostro modo di essere cannibali.«
Luise Rinser, autrice tedesca (*1911)